...::: Paesaggio alto mantovano .... :::...


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Orari:
fino al 29 luglio
da martedì a domenica
dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19

dal 1 al 30 agosto
apertura dal martedì al venerdì
dalle 10 alle 12
Biglietti: ingresso gratuito

Prenotazioni mostra e informazioni turistiche:
tel. +39 0376 432432 fax +39 0376 432433
www.turismo.mantova.it
info@turismo.mantova.it

Ufficio stampa:
Provincia di Mantova Ufficio stampa e comunicazione A
Alessandra Ferrari Tel. +39 0376 204322
alessandra.ferrari@provincia.mantova.it

Mostra a cura di Gianfranco Ferlisi
Catalogo edito da Publi Paolini

La Provincia di Mantova ringrazia:
Parco del Mincio,
GAL Alto Mantovano,
Aphea
In partnership con: Fondazione BAM

Il Paesaggio dell’Alto Mantovano
Arte, Identità e Territorio
a cura di Gianfranco Ferlisi
Mantova, Casa del Mantegna 21 aprile - 9 settembre 2012.
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Nel territorio dell’Alto Mantovano ci fu un tempo felice in cui l’arte e, in specifico, la pittura assunsero una dimensione sovralocale. Si realizzò allora una stagione artistica straordinariamente emozionante, in cui la pittura di paesaggio illuminò e diede veste estetica a questi luoghi, tra i più suggestivi del nostro territorio.
La Provincia di Mantova, con la rassegna intitolata “
Il Paesaggio dell’Alto Mantovano: arte, identità e territorio”, intende valorizzare tale imponente patrimonio e proporre una selezione di oltre 170 opere con una lettura critica rivisitata.
La mostra “Il Paesaggio dell’Alto Mantovano: arte, identità e territorio”, curata da Gianfranco Ferlisi, si svolgerà a Mantova, alla Casa del Mantegna, dal 21 aprile al 15 luglio.
Il periodo cui la rassegna intende dare riconoscimento è quello che si estende tra il 1859, all’indomani della
battaglia di Solferino e San Martino, e il 1983, periodo ritenuto opportuno per formulare un’interpretazione critica distaccata. Ciò che la mostra propone è un viaggio, una ricognizione nella produzione artistica che ha preso origine da questo luogo o che a questo luogo si lega: un percorso che si snoda attraverso l’opera di 46 artisti, seguendo come leitmotiv il paesaggio di questa particolare terra.
Il racconto visivo della rassegna prende avvio dalle prove post-risorgimentali di
Carlo Ademollo (Firenze, 1824-1911) e Giuseppe Nodari (Castiglione delle Stiviere, 1841–1898). Attraversa, quindi, l’esperienza scapigliata di Virgilio Ripari (Asola, 1843 – Milano, 1902) e la pittura prospettica di Domenico Pesenti (Medole, 1843 – Mantova, 1918) per soffermarsi sul naturalismo divisionista e post scapigliato di Vindizio Nodari Pesenti (Medole, 1879 – Mantova, 1961), di Archimede Bresciani (Gazoldo, 1881 – Milano, 1939), di Mario Lomini (Redondesco, 1887–1948).
Si apre poi una riflessione all’insegna del dipingere in chiaro, sui sodalizi estetici tra Medole e Castiglione.
Da
Umberto Lilloni (Milano, 1898–1980) ad Angelo Del Bon (Milano, 1898 – Desio, 1952), da Giuseppe Angelo Facciotto (Cavriana, 1904 – Mantova, 1945) a Oreste Marini (Castel Goffredo, 1909 - Castiglione delle Stiviere, 1992), da Carlo Malerba (Bastida Pancarana, 1896 – Milano, 1954) a Ezio Mutti (Castiglione delle Stiviere, 1906-1987) da Maddalena Nodari (Castel Goffredo, 1915 – Roma, 2004) a Giulio Perina (Villafranca, 1907 – Mantova, 1985) un'ampia selezione di opere, estesa anche ad artisti meno famosi ma sempre significativi, conferisce nuovi significati a una stagione estetica già impregnata di luce.
Quasi la metà dei dipinti presenti in mostra, infatti, è un doveroso omaggio al Chiarismo, una pittura che affida a un segno emotivo e mosso la vibrante luminosità che la natura sa sprigionare alla vista. Oltre settanta opere toccano dunque l’esperienza di pittori che, tra gli inizi degli anni Trenta e gli inizi degli anni Cinquanta del XX secolo, si sono dedicati ad aggiornare l’orizzonte arcaista e post-metafico cui si ispiravano tutti gli artisti più affermati del panorama nazionale.
Ma la parte di territorio che si estende tra le rive meridionali del Garda e la pianura mantovana, chiusa ad est dal fiume Mincio e ad ovest dal Chiese, un habitat suggestivo, dalle caratteristiche naturali e paesaggistiche di grande pregio, diventa anche, sempre negli stessi anni, una sorta di ritrovata Arcadia, rivisitata da una pittura rasserenante.
L’anfiteatro delle colline moreniche, con i suoi dolci pendii, si modifica, si idealizza, diventa colore e poesia nelle tele di artisti come
Arturo Cavicchini (Ostiglia, 1907 – Mantova, 1942), Alessandro Dal Prato (Roncoferraro, 1909 – Guidizzolo, 2002), Giuseppe Fierino Lucchini (Stradella di San Giorgio, 1907 – Casalmaggiore, 2001), Aldo Bergonzoni (Mantova, 1899 - Padova, 1976). Infine la mostra estende la ricerca al decennio successivo al 1945, al tempo segnato dal tentativo di superare il dramma della Seconda Guerra Mondiale.
Anche qui i fermenti che, in campo artistico, orientano il Paese verso un’identità contemporanea, nel superamento di una visione bucolica e felice della natura, cambiano l’orizzonte del fare pittura. Da
Franco Ferlenga (Castiglione delle Stiviere, 1916-2004) a Danilo Guidetti (Castiglione delle Stiviere, 1928–1990) la pittura di paesaggio evolve andando oltre la rappresentazione della natura come spettacolo. Un ulteriore passaggio, cruciale perché consente di approdare alle opere di quella generazione di artisti che si rende protagonista degli anni post-Sessantotto.
Le ultime emozioni di questo percorso artistico sfociano quindi in operazioni surreali, nella ricerca di interazione tra arte e linguaggio, tra l'opera d’arte sospesa tra significato e significante, in enigmatico scollamento
Renzo Margonari, (Mantova, 1937), e tendenze postmoderne, in cui l’originalità sottopone a variazione il materiale estetico già disponibile: Edoardo Bassoli (Suzzara, 1946), Franco Bassignani (Guidizzolo, 1942), Eristeo Banali (Mantova, 1950), Adriano Castelli (Asola, 1955) e Antonella Gandini (Valeggio sul Mincio, 1958).
Lo sguardo complessivo di questa rassegna su uno specifico squarcio di paesaggio tende dunque a spiegare come l’incalzare delle molteplici vicende estetiche possa non solo influenzare lo sguardo degli uomini ma anche "ricreare" la natura che tale sguardo percorre ed interpreta: l’arte, in questo senso, è generatrice e nutrice, e l'artista è colui che può esprimere nel tempo la medesima realtà con sensibilità diversa, facendo del paesaggio una realtà culturale, che certo non si identifica con il substrato materiale, geografico e ambientale.
Ci sarà inoltre un percorso olfattivo che permetterà al visitatore di cogliere fragranze ed essenze dei paesaggi dell’Alto Mantovano, distribuito per mezzo di appositi diffusori in alcune stanze della Casa del Mantegna, denominato identità olfattiva e curato dall’azienda Aphea di Modena.
Concluderà la rassegna un’ampia esposizione di materiale documentario – bibliografico, cinematografico e fotografico - sul paesaggio dell’Alto Mantovano, nelle sue varie espressioni geografiche, naturalistiche e paesaggistiche, che ne testimonieranno le modificazioni, l’evoluzione e l’antropizzazione subite negli ultimi decenni


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